Angina Pectoris

L’angina pectoris si manifesta con un grande dolore localizzato in mezzo al torace, con una percezione di profonda oppressione o costrizione.

Questo dolore compare durante lo sforzo, come una camminata veloce o una corsa, e obbliga a fermarsi.

Il mettersi a riposo o l’assunzione di nitroglicerina mitiga il dolore in meno di due minuti.

Più raramente, il dolore si presenta dopo i pasti, durante la digestione o nella notte quando si è a riposo. Può irradiarsi verso il braccio sinistro, fino alle estremità della mano. Può anche irradiarsi fino a collo, mascella inferiore, braccio destro, schiena o stomaco.

Questo dolore si riproduce tutte le volte che si pratica un’attività di una certa intensità. L’angina pectoris è la prima tappa della malattia coronarica. Come tutti i muscoli molto usati ma non abbastanza ossigenati, il miocardio può avere un crampo doloroso che può finire con un accidente cardiaco.

Esitono diversi fattori di rischio che portano all’insorgenza dell’angina: età, sesso o familiarità; fumo; alti livelli di colesterolo; pressione alta; diabete; vita sedentaria; disturbi alimentari (assenza di frutta, verdura, assunzione di alcolici…) e stress emotivo.

 

Per una corretta diagnosi, è necessario sottoporre il paziente a un Elettrocardiogramma (ECG) sotto sforzo che rappresenta l’esame chiave perchè permette di riprodurre le circostanze di comparsa della malattia. L’obiettivo è di arrivare allo sforzo massimo possibile individuale, indispensabile per potere interpretare il test.

Per ogni paziente saranno valutati: la capacità fisica massima, il recupero, i sintomi dopo lo sforzo, i segni elettrici e i livelli di pressione arteriosa.

Spesso, le modificazioni dell’ECG registrate durante il test da sforzo giungono prima del dolore.

Questi disturbi sono la prova dell’origine cardiaca del dolor pectoris. Il test da sforzo in questo caso è detto “positivo”.

Un test positivo conduce a continuare il check-up con una coronarografia.

Un test negativo, quindi normale, permette di rassicurare il paziente e può escludere una malattia coronarica nel 90% dei casi.

Se il paziente ha più di 50 anni, un’angiografia coronarica può completare gli altri esami perché rileva le parti non ossigenate del muscolo con due serie di immagini (la prima dopo un test da sforzo, la seconda 4 ore dopo).

L’ecocardiografia permette di osservare la contrazione ventricolare del miocardio sinistro; un’anormalità evidenzia, molto probabilmente, una stenosa coronarica nella zona. Essa permette anche di vedere i vasi coronarici in modo molto preciso.

L’infarto del miocardio rappresenta la maggiore complicanza dell’angina pectoris. Può essere evitata o ritardata con un trattamento preventivo: controllo dei fattori di rischio, assunzione di farmaci specifici o trattamenti chirurgici come l’angioplastica.

L’angina pectoris può esordire o aggravarsi in seguito bruscamente. Si presenta con forti crisi causate da sforzi minimi o anche quasi nulli, come quelli che caratterizzano il riposo notturno.

Deve essere considerata e trattata come una minaccia di infarto e quindi essere seguita da un’ospedalizzazione d’emergenza.

Al contrario, con le terapie adeguate, il dolore di angina pectoris può sparire ed è possibile avere una vita normale, anche praticando alcuni sport (chiedi al tuo cardiologo!).

Per finire, in certi casi, se i fattori di rischio non sono controllati, la malattia si evolve senza sintomi evidenti verso un’insufficienza cardiaca con soffocamento allo sforzo, accidenti coronarci o infarti.