Infarto del miocardio

L’infarto miocardico è prodotto dall’occlusione parziale o totale di un’arteria coronarica (ristretta dalla presenza di placche di ateroma o momentaneamente chiuse) a causa della formazione di un coagulo o trombo. L’evento iniziale è quasi sempre la rottura o l’erosione di placche d’ateroma.

 

 

73.579 è il numero dei decessi per infarto in un anno in Italia, divisi in 40.421 maschi e 33.158 femmine.

 

Nella parete dell’arteria coronarica, la rottura dell’ateroma si trova tra la placca e la parte sana dell’arteria. Quando giunge all’interno del lume dell’arteria, l’ateroma ne rompe la parete.

Il contatto tra l’ateroma e il sangue genera una serie di eventi: l’attivazione delle piastrine, la formazione di un trombo, la produzione di elementi che costringono l’arteria. Tutto ciò va allora a creare un’occlusione totale o parziale, temporanea o permanente.

Alla rottura, vi è anche la formazione di un coagulo di sangue di cui l’importanza e il tempo ne determinano l’evoluzione. L’occlusione può essere temporanea ma se il coagulo ostruisce completamente il lume dell’arteria, la conseguenza è spesso l’infarto o anche la morte improvvisa.

Tre sono i fattori di rischio che non possono essere corretti come il sesso, l’età e l’ereditarietà mentre ne esistono altri, acquisiti, che riguardano direttamente il nostro stile di vita e che possono e devono essere controllati: fumo, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete, sedentarietà, obesità, disturbi psicosociali, la mancanza di frutta e verdura nella dieta di tutti giorni e l’alcol.

L’oppressione toracica rappresenta il segnale più importante dell’infarto del miocardio. È un dolore molto intenso al centro del torace, che produce una sensazione di oppressione, a brevi intervalli o di maggiore durata. Questo dolore perdura nel tempo (almeno 20 minuti), può irradiarsi ai vasi del collo e alla gola, alla mandibola, alla spalla, le braccia e, talvolta, ai polsi.

Può anche essere associato a stanchezza, sudorazione fredda, nausea, vomito, palpitazioni e malessere profondo.A volte, la complicazione può verificarsi nell’immediato e portare a un arresto cardio-respiratorio e, quindi, a morte improvvisa.Se questa oppressione superasse i 20 minuti, potrebbe trattarsi di un infarto: chiamare immediatamente il 112/118!

Si deve prestare attenzione a questi sintomi quando avvengono a riposo o al minimo sforzo, non prolungato o a ripetizione. A questo stadio, il muscolo cardiaco non è ancora danneggiato quindi è necessario recarsi subito dal medico.

Il fattore tempo è il parametro principale nella presa in carico dell’infarto. La superficie dell’infarto aumenta con il tempo di occlusione della coronaria e la prestazione di contrazione del muscolo cardiaco peggiora con l’aumento dell’area infartuata.

Le due prime ore sono determinanti nel prescrivere le terapie salvavita. Più il flusso del sangue viene ripristinato velocemente, più il rischio di mortalità diminuisce.