FATTORI DI RISCHIO

FUMO

Il fumo di sigaretta rappresenta il più importante e grave fattore di rischio per i giovani, in quanto colpisce maggiormente individui al di sotto dei 50 anni. I fumatori hanno, inoltre, un rischio aumentato di sviluppare gravi malattie croniche.

Quali problemi provoca il fumo?

  • Eccessiva produzione di muco nei bronchi e distruzione del tessuto polmonare sano (bronchite cronica ed enfisema)
  • Indurisce le arterie e le occlude causando ipertensione arteriosa, aterosclerosi, infarto del miocardio e ictus cerebrale
  • Agisce come importante fattore di rischio isolato per la malattia coronarica cardiaca e, se associato agli altri fattori, l’effetto aumenta notevolmente
  • Aumenta il rischio di recidiva della malattia coronarica dopo un intervento di bypass
  • Aumenta il rischio di malattia coronarica in persone con storia familiare per tali patologie
  • Affaticamento e scarso rendimento muscolare (a causa di una riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue) e aumento della tendenza del sangue a coagularsi
  • Riduce i valori di HDL (colesterolo buono)
  • Aumento delle secrezioni acide dello stomaco, provocando gastriti e ulcere
  • Bocca spesso colpita da gengiviti e alitosi
  • Sonno ridotto di 1.2 minuti in media per ogni sigaretta fumata
  • 3 fumatori su 10 faticano a prendere sonno, si svegliano frequentemente durante la notte o troppo presto al mattino
  • Più del 40% dei fumatori maschi soffre di disfunzione erettile, mentre in entrambi i sessi si verifica una riduzione della fertilità
  • Aumenta il rischio di calvizie
  • Aumenta le rughe, le borse e pelle giallastra
  • Provoca i tumori. Il più conosciuto è certamente quello al polmone, ma il fumo provoca anche neoplasie al cavo orale, faringe, esofago, laringe, pancreas, reni e vescica.

I VANTAGGI DI SMETTERE DI FUMARE

Rispetto a chi continua a fumare, chi smette prima dei 50 anni dimezza il rischio di morire nei successivi 15 anni1.

Dopo 12 mesi di astinenza, il rischio coronarico si riduce del 50%2.

STRESS

La relazione tra Cuore e Psiche ha radici antichissime e complesse, difficili da districare, lo dimostra la querelle che, nell’antichità, ha attraversato la Scienza e la Filosofia, a Oriente e a Occidente.

Per Platone e Ippocrate, la sede della Psiche, intesa come attività mentale, era il cervello, mentre il cuore era la sede delle passioni, dell’anima desiderante; per Aristotele la psyché alloggiava nel cuore. In tutti i casi i filosofi antichi sapevano, per scienza ed esperienza, come le emozioni possono sopraffare il cuore e danneggiarlo, fino a metterne in pericolo l’attività e quindi la vita stessa.

La medicina moderna ha dimostrato, fin dagli anni ’40, che uno stress grave, una minaccia per la propria vita o la perdita di una persona cara, è in grado di causare una catastrofe cardiaca, e studi ampissimi e recenti hanno dimostrato la stretta relazione tra ansia, depressione, emozioni,stress e Cuore. Attualmente, lo stress è diventato un aspetto talmente normale nella nostra vita in ambito lavorativo, familiare e sportivo che ormai lo si considera un fenomeno comune e diffuso da dover accettare con rassegnazione, una conseguenza da pagare per poter sostenere i ritmi frenetici e competitivi odierni ed essere “sempre al passo” di un mondo sempre più rapido e immediato, sottovalutando le sue conseguenze sul piano della salute. Numerosi sono i fattori che possono generare stress e altrettanto vari i suoi effetti sul benessere psicologico, sullo stato di salute, sulle relazioni interpersonali, sull’efficienza lavorativa e sui costi per il suo trattamento.

 

Nel linguaggio medico, lo stress viene definito come la risposta funzionale con la quale l’organismo reagisce a uno stimolo negativo o avverso di qualsiasi natura attraverso l’attivazione di circuiti neurofisiologici e la produzione di ormoni specifici.
Esso viene percepito dall’organismo come un’alterazione dell’omeostasi che attiva immediatamente il cosiddetto sistema dello stress producendo risposte adattative fisiologiche (risposte periferiche) e comportamentali (risposte centrali).

L’attivazione della risposta dipende dall’intensità dello stress, dallo stato fisico della persona, da esperienze precedenti e dalla predisposizione genetica. Le capacità di far fronte allo stress possono essere inficiate da disturbi dell’umore, d’ansia o di stress post-traumatico. Quello che è importante considerare è che bisogna cercare di fare un utilizzo sano dello stress. Nel caso del cuore, una costante sovraeccitazione della pompa cardiaca rischia di comprometterne la funzionalità portando così a patologie cardiache e vascolari.

Le emozioni originano dall’azione coordinata e bilanciata di molte regioni del cervello, situate principalmente nel sistema limbico, la parte più antica e comune a tutti i cervelli dei mammiferi. Lo stress, insieme all’alimentazione, allo stile di vita sano è, quindi, un elemento focale del nostro benessere generale e cardiaco.

Ovviamente, anche la malattia costituisce di per sé un evento altamente stressante, che può essere percepito come una minaccia che mette in pericolo la vita fisica e relazionale o come una frustrazione, un ostacolo al raggiungimento di obiettivi di vita predeterminati in ambito affettivo e professionale. La risposta dello stress è modulata dalle caratteristiche psicologiche della persona sia nella fase di percezione ed elaborazione dei fattori stressanti sia nella fase di fronteggiamento dei fattori stressanti stessi. Le reazioni depressive, l’ansia, l’irritabilità, vengono spesso ritenute una conseguenza dell’esperienza traumatica di malattia che possono influenzare il decorso e la prognosi della malattia stessa.

Se la malattia, in particolare quella cardiaca, può essere considerata un evento stressante, dobbiamo ricordare che essa inoltre può aumentare la vulnerabilità ad altri stimoli stressanti come: difficoltà nella relazione con il partner, cambiamento degli obiettivi di vita, perdita del lavoro, problemi finanziari e isolamento sociale.

Numerosi studi provano che supporto psicologico e psicoterapeutico, tecniche di rilassamento e rilassamento profondo sono in grado di proteggere il cuore. In particolare, una meta-analisi che ha riguardato quasi trenta studi controllati, ha evidenziato che le persone che avevano avuto infarti e altre patologie cardiache e che avevano praticato tecniche antistress e di sostegno psicologico avevano ottenuto svariati benefici, come la riduzione della frequenza cardiaca a riposo, aumento della variabilità cardiaca, miglioramento dell’energia e della resistenza allo sforzo, con conseguente riduzione di infarti successivi e di mortalità.


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